La camera delle meraviglie era un ambiente particolare in cui, dal XVI al XVIII secolo, i collezionisti solevano conservare raccolte di oggetti dalle caratteristiche straordinarie.
Questa è la nostra camera delle meraviglie.
Benvenuti!
San Francesco, il Sultano e l’olifante
di Alberto Pempinelli
Francesco davanti al Sultano è l'undicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1290 e il 1295 e misura 230 x 270 cm. Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (IX,8) di san Francesco: "Quando il beato Francesco per la fede in Cristo volle entrare in un grande fuoco coi sacerdoti del Soldano di Babilonia; ma nessuno di loro volle entrare con lui, e subito tutti fuggirono dalla sua vista."San Francesco si recò realmente in oriente con la Quinta Crociata ed incontrò il sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil
Bonaventura da Bagnoregio ci ha lasciato una cronaca dell’incontro. “Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).
Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.
Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.
Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.”
Da questo incontro, narra la tradizione, rimase come regalo al Santo, l’Olifante un prezioso corno da caccia in avorio e argento.
Sia come sia, leggenda o realtà sta di fatto che ad Assisi nella Basilica dedicata al Santo si può ammirare questa reliquia. Vedere per credere…
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Dieci piccoli indiani
di Alberto Pempinelli
Dame Agatha Mary Clarissa Miller, Lady Mallowan, nota come Agatha Christie (Torquay, 15 settembre 1890 – Wallingford, 12 gennaio1976), è giustamente considerata la più grande scrittrice di gialli.
Nel 1939 pubblicò in Gran Bretagna il suo libro più notoTen Little Niggers che negli anni successivi sarebbe diventato un successo mondiale a cui si ispirarono diverse riduzioni cinematografiche, la prima delle quali (1945) diretta da Renè Clair.
Nel 1940 il termine Nigger negli USA era ritenuto dispregiativo per cui in occasione della pubblicazione fu chiesto alla scrittrice di modificarne il titolo onde non offendere la popolazione di colore.
Il romanzo fu quindi intitolato And Then There Were None noto anche come Ten Little Indians. Anche in Italia uscì per la prima volta nell'agosto 1946 con il titolo ... E poi non rimase nessuno, romanzo numero 10 della collana Il Giallo Mondadori, edita da Arnoldo Mondadori Editore. Tale titolo rimase sino al 1977 per essere sostituito dal titolo Dieci Piccoli Indiani Negli Stati Uniti rimase e rimane invece il titolo And Then There Were None.
Malgrado le vicissitudini, il romanzo ha venduto più di cento milioni di copie.
Come si vede si tratta di una ghiotta occasione per il collezionista che ancora oggi può reperire la prima edizione inglese contestata, al prezzo di circa 300 euro come da recenti aggiudicazione su ebay.
È una piccola rarità destinata sicuramente a crescere di valore che si può arricchire con le altre ristampe più significative..
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Il Bourdalou
di Alberto Pempinelli
Si legge su Wikipedia:
Louis Bourdaloue (Bourges, 20 o 28 agosto 1632 – Parigi, 13 maggio 1704) è stato un gesuita e predicatore francese, noto per l'eloquenza profusa nei sermoni che recitava, si dice, tenendo gli occhi chiusi, con magistrale teatralità.
Le sue doti retoriche e la sua cultura gli valsero di predicare a corte cosicché era chiamato «re dei predicatori, predicatore dei re». Venne considerato come il più giansenista tra i membri seicenteschi della Compagnia di Gesù.
Le sue prediche ebbero un grande successo ed ebbe dieci volte l'incarico di predicare sia l'Avvento che la Quaresima alla presenza di Luigi XIV e tutta la sua corte, un'incombenza che non toccò a nessun altro predicatore del suo tempo. La marchesa de Sévigné che non manca a nessuna delle sue prediche ne parla in termini elogiativi nelle sue lettere.
Dal sito della Biblioteca on line francese Gallica si rileva che sono conservate ben 279 opere, molte delle quali tradotte in italiano.
Ma in realtà intorno a cotanto personaggio esiste anche un’altra storia. Si dice che le sue prediche fossero talmente coinvolgenti che le grandes dames di Francia malgrado le funzioni durassero quattro o cinque ore non volessero perdersi neanche una sillaba anche nel caso in cui insorgessero bisogni fisiologici impellenti. Di qui l’abitudine di portarsi in dosso una piccolo orinale di ceramica con il manico, simile ad una salsiera, da utilizzare con discrezione e da consegnare alle fantesche per lo svuotamento.
Questo piccolo oggetto nell’ambito del collezionismo viene chiamata appunto bourdalou.
Difficile da credere, ma vero.
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Il quadro di Ferdinando
di Alberto Pempinelli
Gregor Baci, chi era costui? Ferdinando II di Austria, noto collezionista, nella sua Camera delle meraviglie, nel castello di Ambras, aveva un quadro raffigurante proprio Gregor Baci.
Costui gentiluomo ungherese nel 1550 mentre partecipava a un torneo cavalleresco fu colpito da una lancia che, entrata nell’occhio destro, attraversò il cranio uscendo dalla nuca. Malgrado questa incredibile ferita Baci sopravvisse per qualche tempo e un ignoto pittore dell’epoca lo raffigurò.
Il quadro per la sua irreale stranezza divenne oggetto di collezione. Pochi si curarono della salute della vittima.
Il gusto dell’orrido nei secoli successivi continuò a far proseliti.
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La camicia da notte della Contessa di Castiglione
di Alberto Pempinelli
Virginia Oldoini, nota come la contessa di Castiglione, nata marchesina Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini e divenuta poi per nozze contessa Virginia Verasis Asinari Oldoini (Firenze, 23 marzo 1837 – Parigi, 28 novembre 1899), è stata una icona del nostro Risorgimento.
Nota in tutta Europa per la sua bellezza e spregiudicatezza, la vulgata narra che su ordine di Cavour si sarebbe recata In Francia per “facilitare”la causa dell’Italia con Napoleone III. Lo statista piemontese, cugino acquisito, aveva precisato molto bene il suo compito: “Usate tutti i mezzi che vi pare, ma riuscite”.
Sembrerebbe che detta missione ancorché non confermata dagli storici avrebbe ottenuto successo. Si narra che la Contessa di Castiglione conservò, all'interno di una piccola teca sferica di cristallo, la vestaglia di seta verde con cui, secondo lei, durante la notte passata con Napoleone III di Francia, cambiò la storia d'Italia. Nelle sue ultime volontà testamentarie lasciò detto che avrebbe voluto tornare in Italia e farsi seppellire alla Spezia con i suoi gioielli,senza croce, senza rito religioso vestita soltanto della camicia da notte verde acqua di Compiègne e i suoi due pechinesi, Sanduga e Kasino, imbalsamati. Riposa invece, tra i grandi, al Père Lachaise senza la famosa camicia da notte e protetta dalla santa croce.
Dove è finita questa camicia da notte?
Alberto Vigevani nel libro “La febbre dei libri. Memorie di un libraio bibliofilo” (ed. Sellerio – Palermo,2000) narra che Arrigo Olivetti, noto collezionista di cimeli di Cavour, e proprietario del castello di Santena,lo incaricò di reperire ulteriori pezzi per la sua collezione. Entrato in contatto con un collezionista di Parma, il Vigevani acquisì la famosa camicia dalle preclare qualità. “Mettendosela o levandosela l’aveva di certo usata in letti famosi… Si trattava di un indiscutibile cimelio di battaglie d’amore… era conservata in un’urna di cristallo sfaccettato dal tappo d’argento”.
Ora la camicia da notte è conservata a Santena (Torino) presso il Museo dedicato al conte di Cavour. Per concludere si racconta che Virginia riferendosi alla camicia da notte che indossava nel primo incontro con Napoleone III lasciò scritto “questa dovrebbe essere la bandiera d’Italia”. Ai posteri l’ardua sentenza. Fu vera gloria?
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La Sacra Lancia di Longino
di Alberto Pempinelli
Collin De Plancy (1793 – 1887) è stato un occultista, demonologo, e scrittore francese.
Nel suo famoso “Dizionario delle reliquie e delle immagini miracolose” (1821) riferisce che sarebbero note otto Sacre Lance appartenute a Longino, il soldato romano che la utilizzò per ferire Cristo nel costato.
La più bella sarebbe stata quella di Norimberga ed anche maggiormente dotata di poteri. Nel corso dei secoli dopo numerosi passaggi di mano finì in possesso degli Asburgo, che la collocarono nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg a Vienna.
Nel 1909 Adolf Hitler (Braunau, Alta Austria, 1889 - Berlino 1945), allora ventenne, si recò in visita al palazzo dell’Hofburg per ammirare il tesoro degli Asburgo, esposto nella Stanza del Tesoro. L’attenzione del futuro dittatore venne attirata dalla Lancia di Longino e ne rimase talmente affascinato, quasi stregato, che sostò a lungo di fronte alla teca di cristallo che la custodiva.
Nel Marzo del 1938, a seguito dell’Anschluss, ossia dell’annessione forzata dell’Austria alla Germania, Hitler diede ordine di trasferire la Lancia Sacra a Norimberga, dove venne provvisoriamente collocata nella chiesa di S. Caterina che diventò ben presto un luogo di culto, un vero e proprio santuario mistico-esoterico nazista, sorvegliato e protetto a vista giorno e notte. In altre parole stranamente ritornò dove mezzo secolo prima l’aveva situata il Collin de Plancy.
Proprio nelle ultime ore del regime nazista nell’aprile del 1945 il generale Patton, diresse le operazioni di recupero della lancia, dichiarò ai giornali di essere stato tentato, per qualche istante, di tenere per sé l’arma, essendo convinto, come Hitler, che essa avesse poteri miracolosi, tuttavia, la lancia fu restituita all’Austria dove è tuttora possibile ammirarla all’Hofburg di Vienna.Per amor di precisione riferiamo che nelle guide turistiche si legge che la Lancia Sacra è oggi custodita nella Schatzkammer dell’Hofburg di Vienna, con il numero di inventario XIII 19. Quella che si presenta ai visitatori è la parte superiore di una lancia alata di 50,7 cm. L’asta, originariamente in legno, è andata perduta. Sulla lama è applicata una sezione a forma ovale, lunga 24 cm e larga nel punto massimo 1,5 cm, in cui è inserito un sottile pezzo di ferro (la cd. spina) ornamentale, mancante della parte inferiore. La spina è, secondo la tradizione, un chiodo della croce di Cristo e, anche se la leggenda stessa è stata più volte criticata, segni di alcune ageminature a forma di croce sulla parte inferiore della lama potrebbero indicare l’inserimento di particelle di chiodi.
Molti visitatori la ammirano, pochissimi ne conoscono la storia. Forse nessuno, anche perché alcuni sostengono che quella di Vienna sia una copia fatta fare da Hitler e che l’originale non si sa dove sia nascosta…. Ma questa è tutta un’altra storia.
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