Curiosità, particolarità e pezzi rari vengono descritti dai collezionisti per i collezionisti

Angolo del vinile di Simone Bardazzi


Juri Camisasca: La Finestra dentro

Fra i molti titoli della musica rock italiana degli anni settanta, un album si distingue fra gli altri per la raffinatezza dei contenuti, così come per l’incerta collocazione stilistica. Si tratta de La Finestra Dentro, opera prima di Juri Camisasca (Camisasca, La Finestra Dentro, Italia, Bla bla, 1974, BBXL 10005). Camisasca fu, al contempo, cantautore e sperimentatore, forse l’artista italiano più vicino all’estetica ed ai contenuti dell’americano Tim Buckley. Nato a Melegnano nel 1951, Camisasca fu uno fra i musicisti che più rappresentò i dubbi e le incertezze della propria generazione, divisa fra politica attiva e spiritualità riflessiva. Debuttò a ventidue anni e il suo album divenne rapidamente oggetto di culto. La Finestra Dentro fu prodotto da Franco Battiato e Pino Massara, mentore dell’etichetta discografica milanese Bla Bla. Tale etichetta fu attiva da 1970 al 1976, ed ebbe nel proprio catalogo artisti come Nicola Arigliano e Betty Curtis, ma soprattutto Franco Battiato, che permise l’ingresso nella label di artisti dell’avanguardia milanese, come l’entourage degli Osage Tribe, gli Aktuala e molti altri.

Le copertine (alcune delle quali furono realizzate da Gianni Sassi) si ispiravano al estetica della grafica psichedelica, assai diffusa al tempo. La Bla Bla utilizzò due grafiche per la propria etichetta, quella che caratterizza l’opera di Camisasca entrò in uso dal 1972, con colori verdi e grafica ispirata all’Art Nouveau. Alla registrazione presero parte, oltre allo stesso Camisasca alla voce e alla chitarre, personaggi di spicco della scena avant garde meneghina, quali Franco Battiato ai sintetizzatori, Pino Massara alle tastiere, Lino ‘Capra’ Vaccina alle percussioni e numerosi altri. Camisasca, negli anni seguenti, prese parte ad un paio di dischi di Battiato, Clic del 1974 e Juke Box del 1978, ad Antico adagio di Lino ‘Capra’ Vaccina del 1978, ai I prati bagnati del monte Analogo di Francesco Messina del 1979 ed a Come barchette dentro un tram di Alfredo Cohen del 1976. Negli stessi anni concentrò la propria attività in esibizioni live, spesso accompagnandosi con un harmonium e utilizzando la voce in maniera strumentale.

Nel 1978 cessò di esibirsi dal vivo e si ritirò a vita monastica per i successivi undici anni. Il silenzio si interruppe soltanto negli anni novanta, che segnarono un suo progressivo e timido rientro sulle scene e una rinnovata attività discografica e autoriale. Ad oggi il suo ultimo lavoro risale al 1999 e s’intitola Arcano Enigma prodotto dall’amico di sempre Franco Battiato e suonato dai Bluvertigo del popolare Morgan di X Factor. Una copia originale de La finestra dentro, con la copertina singola e busta interna con testi, può essere venduta fra i 350 e i 400 Euro. Difficile stabilire il valore di questo album in condizioni Mint (ovvero perfette), data la scarsa reperibilità di quest’opera sul mercato internazionale. Nonostante la rarità, non sembra esistano in giro delle copie false, almeno apparentemente. Il prezzo di quest’album sale, naturalmente, sul mercato americano, dove le copie in vinile sono assai scarse, dato che ebbe esclusivamente distribuzione nazionale. Negli USA, infatti, c’è un forte interesse verso Camisasca, da parte dei cultori del genere cosiddetto world-psych. La prima versione in CD, pubblicata dalla Artis (ARCD028) è ormai fuori catalogo da un pezzo e il suo valore sul mercato ha raggiunto prezzi inimmaginabili per un CD: talvolta ben oltre i 100 Euro. 

 

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Come di consueto, nel periodo autunnale non mancano le nuove proposte per i collezionisti di auoveicoli in miniatura.

Alfa Romeo Giulietta Sprint seconda serie 1958, Mini Miniera, scala 1:18 in metalloDi particolare rilievo l’imminente debutto dell’unica riproduzione esistente in scala 1:18 in metallo della famosa Alfa Romeo Giulietta Sprint che sarà commercializzato dalla conosciuta azienda Mini Miniera. Si tratta di un modello molto dettagliato, interamente apribile e prodotto nel colore bluette in soli novecento esemplari.

Ford Cortina Lotus prima di classe al circuito Nagydij di  Budabest del 1964, Autoart, scala 1:18 in metalloMolto realistica è anche la miniaturizzazione prodotta dal marchio orientale Autoart in scala 1:18 in metallo della Ford Lotus Cortina che vinse nella sua categoria la corsa che si disputò nel circuito Nagydij di Budapest nel 1964. Sempre nella stessa scala segnaliamo il modello in scala 1:18 dell’ auto personale di Eric Clapton: una Ferrari 250 GTL colore grigio metallizzato interamente apribile realizzato dalla Mattel per la serie Elite. Utilizzando la scala 1:18, ma con altri livelli qualitativi giustificante un prezzo decisamente superiore alla media, la tedesca CMC ha commercializzato un modello della bella Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Ferrari 250 GTL auto personale di Eric Clapton, Mattel Elite, scala 1:18 in metallo1955. Il realismo è arrivato a un punto tale che il modello in scala viene fornito della chiave  per svitare ii bullone dei cerchioni delle ruote.

Molto simpatica è la riproduzione in scala 1:43 di un veicolo pubblicitario utilizzato negli anni Sessanta dalla Saip Mangimi che utilizzava le parti meccaniche della popolare Fiat 600 Multipla. E’ disponibile anche nella variante salavadanaio e viene prodotto dalla comasca Brumm utilizzando la resina ed il metallo. Dalla ben nota Rio, il più anziano marchio italiano in attività, arriva la miniaturizzazione in scala 1:43 di una delle più lussuose auto italiane degli anni Venti, la Isotta Fraschini 8A. Il produttore forseVeicolo pubblicitario Saip Mangimi su meccanica Fiat 600 Multipla, Brumm, scala 1:43 in resina e metallocollezionato al mondo, il tedesco Minichamps, ha messo in vendita una fedelissima riproduzione della favolosa Rolls Royce dei nostri tempi, la Drophead Coupé, realizzata in metallo nella classica scala 1:43. Sempre di un marchio tedesco, la Schuco, viene proposta una buona miniaturizzazione in metallo in scala 1:43, della Mercedes-Benz 170 V cabriolet nell’allestimento Polizei. La francese Norev ha diretto la sua attenzione verso la Lorelay, un auto che è stata prodotta in un esemplare unico dal  famoso stilista Raymond Lowey utilizzando come base la lussuosa Lancia Flaminia. Il modello in scala 1:43 rende molto bene le particolari linee di questa auto. L’inglese Corgi presenta in scala 1:50, un caratteristico veicolo britannico del 1909, una locomotiva stradale a vapore Burrell Showmans utilizzata dalla Anderton and Isotta Fraschini 8A spider 1924, Rio, scala 1:43 in metalloRowland. Per quanto riguarda le riproduzioni artigianali citiamo il modello in scala 1:43 in resina e metallo di una particolare fuoriserie del 1948, la Cadillac S62 Generation II convertibile di Saoutchik prodotta da ABC. Bella l’interpretazione in scala 1:43 della Ferrari 250 GT seconda serie 1959 di BBR.Per gli amanti delle classiche auto inglesi segnaliamo la miniaturizzazione in scala 1:43 in metallo dell’elegante Lagonda V12 Rapide Drophaed Coupé del 1939 a opera del marchio artigiano britannico Lasndowne che è uno dei pochi al mondo tra gli artigiani, a utilizzare il metallo al posto della resina. Dallo stesso produttore, ma presentato con il marchio Brooklin, é disponibile nella stessa scala il modello di un’ imponente auto americana degli anni Cinquanta comunemente definiti Fifty’s, l’Oldsmobile Super 88- 4door sedan del 1957.  

Rolls Royce Drophead Coupé, Minichamps, scala 1:43 in metallo

 

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A tutto vapore: classificazione di un reperto di Domenico Inzerillo 

Durante un lento giro al mercato di Casale insieme con un mercante di mobili che occasionalmente mi ha fornito alcuni pezzi molto interessanti, scorgo dentro una scatola di cartone un luccichio di meccanismi.

Stavamo recitando l’eterna litania degli appassionati “i mercatini non sono più come una volta, non si trova più niente, i prezzi sono cresciuti troppo, tutti ritengono di avere delle rarità, ecc.” che come un mantra propiziatorio accompagna molti di questi incontri. Forse sarà stata l’invocazione agli Dei che proteggono i collezionisti a mettermi fra le mani la più singolare macchina a vapore che abbia mai trovato.

Si tratta di un congegno di grandi dimensioni, di notevole peso, costruito con grande maestria e perfettamente funzionante (foto 1). Rispondere alle classiche domande sulla data di costruzione e sul fabbricante non è facile perché il reperto presenta molte incongruenze che ne rendono difficile la classificazione. Ripercorriamo velocemente la storia delle macchine a vapore giocattolo per provare a individuare la localizzazione temporale.

Le prime macchine a vapore giocattolo nascono come produzione industriale dalla seconda metà del diciannovesimo secolo ad opera dei soliti giocattolai tedeschi fra cui primeggiano Gebruder Bing, Marklin, Schoenner e Planck non manca anche una marca inglese più recente la Fleiscmann.

I primi modelli sono di tipo verticale a cilindro oscillante. La caldaia verticale ha una capacità intorno ai 200 centimetri cubici costruita in ottone e fornita di valvola di sicurezza (foto 2). Il motore è costituito da un cilindro oscillante e di un opportuno volano per fornire la quantità di moto necessaria all’oscillazione, ciò permette di evitare l’utilizzo di valvole per il vapore (foto 3). In questa macchina a vapore l’energia è trasmessa al pistone dal vapore solo nella fase di espansione, la fase di compressione espelle il vapore sotto la spinta del volano. Il calore necessario a generare il vapore è fornito da un fornellino ad alcol o a petrolio. Questa soluzione, per la sua semplicità, è stata effettivamente utilizzata per la motorizzazione marina delle prime navi con propulsione mediante ruote a pale. Anche nelle navi giocattolo questo tipo di macchina a vapore è stato quello principalmente utilizzato (foto 4 macchina a vapore di incrociatore Bing 1906).

In seguito, a fine Ottocento, viene applicato ai giocattoli il perfezionamento sviluppato da Watt nel 1764 che si basa su di un cilindro fisso nel quale la spinta del vapore lavora nelle due direzioni del moto raddoppiando la potenza della macchina (foto 5 macchina a vapore Bing). Ovviamente è necessaria una cassetta di distribuzione del vapore sincronizzata mediante opportuni manovellismi con il movimento del pistone. Anche in questo caso un volano garantisce la fluidità del movimento e permette di trasmettere il moto ad altri meccanismi (foto 6 macchina a vapore Bing). Si tratta di un perfezionamento importante che diminuisce le vibrazioni nel funzionamento e complessivamente l’usura del motore. Nei giocattoli permette di aumentare la dimensione della caldaia che è portata anche a 500 centimetri cubi con conseguente aumento del tempo di funzionamento del gioco; nel mondo produttivo, invece, da l’avvio alla rivoluzione industriale.

Il perfezionamento del cilindro fisso spiana la via alle macchine a vapore con caldaia orizzontale alle quali sono inoltre applicati altri perfezionamenti come il regolatore di Watt o Governor (brevettato nel 1788) per garantire una velocità uniforme, misuratori di pressione e di temperatura (foto 7 caldaia orizzontale Marklin). Siamo all’inizio del Novecento e le macchine a vapore giocattolo sono utilizzate per azionare, tramite alberi di trasmissione e cinghie, numerosi utensili da officina meccanica (foto 8) o giochi quali giostre e fontane.

Proviamo adesso a localizzare in questo iter storico la trouvaille in questione. Partiamo dalla caldaia, non è in ottone ma si tratta di una fusione di bronzo dello spessore di quasi un centimetro con coperchio in acciaio da 5 millimetri (foto 9). La capacità della caldaia è di circa 2 litri e l’alimentazione avviene tramite un fornello a carbone (foto 10). Già l’alimentazione a carbone pone un netto divario con i giocattoli che sono alimentati con fornellini ad alcol, si tratta di una fonte di calore molto energetica poco adatta alle mani di un bimbo. La caldaia inoltre è dotata di una robusta valvola di sicurezza ma non vi è traccia di “Governor” o di misuratori di pressione e temperatura. Il coperchio di acciaio permette la pulizia interna della caldaia che ha evidenti tracce di un utilizzo frequente. Il peso complessivo è di 18 kilogrammi e la base è in legno massello.

Per quanto riguarda il motore si tratta di un cilindro fisso dotato di una complicata cassetta di distribuzione del vapore (foto 11), tutti gli elementi di trasmissione sono dotati di elementi di regolazione e di opportune vaschette di lubrificazione. Il volano infine è molto massiccio del peso da solo di circa 2 kilogrammi e non presenta tracce di utilizzo di cinghie di trasmissione.

Ne deduciamo quindi che non si tratta di un giocattolo ma di un modello dimostrativo che data la complessità e la raffinatezza tecnica faceva probabilmente parte delle attrezzature di una scuola di ingegneria.

Si tratta comunque di un prodotto artigianale che non ha traccia di quelle inevitabili economie costruttive che caratterizzano un prodotto industriale. La configurazione meccanica fissa la datazione del reperto nei primi anni del Ottocento in antecedenza alla diffusione del regolatore di Watt.

Per quanto riguarda la località di fabbricazione approfondendo il discorso con il commerciante so che il blocco da lui acquistato nella svizzera tedesca era composto di tre macchine a vapore di cui le altre a cilindro oscillante non erano di particolare interesse.

Lo stato dell’oggetto è perfetto e probabilmente si tratta di un reperto che ha già fatto la felicità di un precedente collezionista che lo ha mantenuto in ottime condizioni trasmettendo al futuro un intatto messaggio di aspirazione alla perfezione tecnica.

 

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Fumetto da collezione di Fabrizio Ponciroli


Un numero milionario 

Alzi la mano chi non ha mai letto, almeno una volta nella sua vita, un numero di Topolino. Un passatempo che ha divertito innumerevoli generazioni e che, nel corso degli anni, non ha perso il suo incredibile fascino. Bene, ora il mitico Topolino ha anche raggiunto lo status di rarità assoluta. In particolare ci riferiamo a due edizioni ben distinte, diventate un vero e proprio cruccio dei più incalliti collezionisti. In primis abbiamo il fatidico Numero 1 di Topolino. Ideato da Nerbini, pubblicato nel lontanissimo 1932, è il gotha per tutti gli appassionati di fumetti rari, in particolari per gli amanti di Mickey Mouse. Formato particolarissimo, storie accattivanti, il Numero 1 è un sogno che, per alcuni, può diventare realtà. Basta essere pronti a sborsare almeno € 4000 e l’originale Numero 1 Topolino può entrare a far parte della propria collezione privata. Ma, tranquilli, se non siete pronti a sborsare certe cifre, c’è sempre una seconda opzione, ovvero le ristampe. Nel 1994, ad esempio, la Disney, in occasione del lancio di un albo celebrativo fuori serie edito per l'uscita in edicola del numero 2000 di Topolino, ha pensato bene di allegarci la ristampa del mitico Numero 1 di Topolino. Ecco, quello lo si trova ad un prezzo decisamente più abbordabile anche se il profumo del Numero 1 originale è tutta un’altra faccenda.

Poi, in secondo luogo, abbiamo il Numero 1 del Topolino Libretto. Realizzato dalla Mondadori nel lontano aprile del 1949, il primo numero del Topolino Libretto è caratterizzato da diverse particolarità. Ad esempio l’autore della copertina (cover rossa con Topolino in bella vista in vestiti “regali”) non è, a tutt’oggi, ancora noto. Inizialmente è venduto come un mensile (poi si trasformerà nel settimanale che tutti noi conosciamo) ed è contraddistinto da storie realizzare in Italia. Il suo prezzo? Esattamente 60 lire. Bene, dopo oltre 60 anni, il suo valore è decisamente cresciuto. Ad oggi un Numero 1 del Topolino Libretto, se in buono stato, può arrivare a costare anche € 5000 (recentemente una copia, in buono stato di conservazione, è stata messa in vendita durante l’edizione n°33 di Fumettopoli, in quel di Milano). Una cifra non proprio alla portata di tutti. Insomma, attenzione a cosa trovate in soffitta, non si può mai sapere, potreste imbattervi in un oggetto rarissimo e, di conseguenza, dal valore economico importante…

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Angolo del vinile di Simone Bardazzi


Alan Sorrenti – Aria

Ai suoi esordi, Alan Sorrenti (Napoli, 1950) fu uno di quegli artisti che non scese a compromessi con nessuno. Il suo primo album, Aria, del 1972 ne è la prova lampante. Si trattava di un album intriso di sapori psichedelici e progressivi, con brani lunghi e dilatati, dominati dalla sua voce caratteristica e personalissima. En passant, in Aria si colgono gli echi del Canterbury sound, dei dischi di Tim Buckley e Peter Hammill. L’album era impreziosito da ospiti di levatura internazionale, e poteva contare su una registrazione eccellente. Prodotto da Corrado Bacchelli e Bruno Tibaldi, il debutto di Sorrenti era stato registrato agli Europa Sonor di Parigi, ai Sonic Studios di Roma e agli Seed Studios di Vallauris sulla Costa Azzurra con musicisti quali Jean Luc Ponty, Albert Prince, Andrè Lajdli e Tony Esposito. Il disco è costituito da due momenti distinti: una lunga suite psichedelica che occupa tutti i venti minuti del lato A e tre canzoni sul lato B, di maggiore accessibilità. Se il primo lato dell’album era dominato dalla lunga title track pervasa di sperimentalismo, il secondo lato metteva in risalto le doti di songwriter di Sorrenti, in particolare nel brano Vorrei Incontrarti, profondamente buckleyiano.

Quando Aria arrivo sugli scaffali dei negozi di dischi e fra le mani dei critici musicali, l’opera non mancò di suscitare interesse e iniziò a mietere un certo successo negli ambiti della controcultura musicale italiana del periodo. A suscitare interesse nel pubblico italiano vi fu il fatto che l’album era pubblicato dalla casa discografica inglese Harvest (numero di catalogo 3C 064 - 17836), che aveva in catalogo band come Pink Floyd, Deep Purple e, molto più tardi, persino gli Iron Maiden. Il vinile originale Harvest può andare dai 100 Euro per un esemplare in condizioni accettabili ai 170 per una copia in condizioni perfette e con la copertina apribile (realizzata da Umberto e Fiorella Tedesco) ben conservata. Un esemplare in condizioni pari al nuovo della riedizione in vinile da 180 grammi realizzata quest’anno (Harvest/AMS LP 19) si aggira attorno ai 20-25 Euro. L’album è stato ristampato più volte in CD, con un eccellente remastering, ed è stato pubblicato in una collana a medio prezzo reperibile a meno di 10 euro. Come tutti gli artisti italiani di caratura internazionale il prezzo degli album di Alan Sorrenti può levitare verso l’alto se si acquistano copie da rivenditori non italiani. In questi ultimi anni, infatti, l’interesse verso la musica progressiva e psichedelica italiana è cresciuto da parte degli ascoltatori inglesi, tedeschi, giapponesi ed americani. 

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Fumetti da collezione di Sergio Bissoli


Mopsi Giso e Leo

I lettori che nel 1958 avevano circa 10 anni, ricorderanno quasi sicuramente le storie di Mopsi Giso e Leo. Apparirono in appendice degli Album della Rosa della Walt Disney solo per un breve lasso di tempo, dal numero 213 al 291, disegnate da Pier Lorenzo de Vita.

Il 7 dicembre 1958, l’Albo della Rosa n° 213 conteneva nelle ultime pagine la prima puntata di una strano episodio. I personaggi di questa storia non erano quelli soliti di Walt Disney, ai quali i lettori erano abituati. Da queste tavole si sprigionava un fascino misterioso, una attrazione sottile e vagamente inquietante. I disegni erano barocchi, i personaggi fiabeschi e i dialoghi vagamente surreali. I disegni ricordano alla larga Jacovitti, ma sono più aristocratici e meno sgangherati.

Era la prima puntata del primo episodio di Mopsi Giso e Leo. Altri episodi sarebbero seguiti, in appendice agli Albi della Rosa.

Questi 3 personaggi, dopo le prime puntate, diventeranno migliori e più perfezionati. Anche le trame delle storie successive diventeranno più complesse e raffinate.

Le inquadrature spesso oblique o prese da punti di vista originali e i disegni barocchi di città da sogno e personaggi bizzarri, arricchiscono queste storie di stupefacenti preziosità.  Avventure drammatiche, misteriose, enigmatiche, ricche di pregi e originalità. Non anticiperemo di più, per non togliere le sorprese ai lettori. Aggiungeremo solo questo: al  primo episodio mancavano alcune tavole, probabilmente andate perdute. Ciò risultava evidente perché alla fine della puntata sull’Albo della Rosa 217 i nostri amici si preparavano per andare a pescare; all’inizio della puntata successiva (Albo della Rosa 218) essi venivano liberati di prigione.  

 L’ultima puntata del 7° e ultimo episodio apparve sull’Albo della Rosa n° 291 del 5 giugno 1960. Dopo questa data i nostri personaggi sarebbero caduti nell’oblio.

Sono passati oltre 40 anni, ma in tutto questo tempo nessuno ha mai ristampato le Storie di Mopsi Giso e Leo; inoltre nessun catalogo ne ha mai parlato. E’ toccato a un gruppo i Collezionisti il compito di trasmettere alle generazioni future questo materiale diventato raro. I vecchi lettori rileggeranno con piacere e nostalgia queste storie; e i nuovi lettori scopriranno questo nuovo fumetto unico al mondo, da aggiungere alle loro collezioni.

 

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Angolo del vinile di Simone Bardazzi

Le Stelle di Mario Schifano


Come primo appuntamento di questa rubrica, dedicata al collezionismo dei dischi in vinile, noi de Il Curioso abbiamo pensato di iniziare con un pezzo veramente raro e italiano al 100%. Stiamo parlando di Dedicato a, inciso da Le Stelle di Mario Schifano nel 1967. Più che una band a tutti gli atti e gli effetti, Le Stelle erano un progetto musicale, nato su impulso del celebre pittore Mario Schifano. Questi, di ritorno da un viaggio negli States, era tornato con un incredibile bagaglio di esperienze accumulate dallo studio dell’attività di Andy Warhol e della sua Factory. Le Stelle… nascono dall'incontro del veneto Giandomenico Crescentini, ex bassista dei New Dada, con il chitarrista romano Urbano Orlandi, che coinvolgono l’organista Nello Marini, e il batterista Sergio Cerra.
Stabilitisi a Roma entrano a far parte del giro di  Schifano, interessat

o in quel periodo alla multimedialità e quindi alla collaborazione con un gruppo beat, sulla falsariga di quanto Warhol stava facendo con i Velvet Underground di Lou Reed e John Cale.
Il nome prendeva spunto dalle figure astrali dipinte su lastre di vetro e metallo dallo stesso Schifano; di cui una copia si può vedere sulla copertina dell'album del gruppo. Il debutto della band avviene nel 1967 a Roma nel milieu avanguardistico capitolino. Lo spettacolo era arricchito dalla proiezione del film Anna Carini in agosto vista dalle farfalle, realizzato dallo stesso Schifano, e che fu proiettato sui musicisti mentre suonano, come testimoniato da una foto interna dell’album originale. Le successive esibizioni si tennnero a Torino, dove Le Stelle incisero il loro unico album presso il Fono Folk Stereostudio. Dedicato a.. uscì per la BDS (sigla per Ballabili di Successo) distribuita dalla Ariston. Al disco collaborarono il pittore Peter Hartman al pianoforte, il regista Ettore Robosch al piano, Antonmario Semolini (docente al Conservatorio di Torino) al flauto, Paul Thek al tamburello e Francesca Camerana, di origini nobili, ma ben nota a Torino per essere una delle prime hippie cittadine, nonché commessa in uno storico negozio di dischi locale. L’album sembra una dichiarazione d’intenti artistici, sin dal primo brano: una suite da 17 minuti intitolata Le ultime parole di Brandimante, dall'Orlando Furioso, ospite Peter Hartman e fine (da ascoltarsi con tv accesa, senza volume), che si estende per tutto il lato A. Sul retro ci sono 4 tracce più brevi, ma non meno psichedeliche. L’album originale (BDS (M&F 001) è incredibilmente raro, stampato in una tiratura molto ristretta di circa 500/1000 copie, le prime 50 delle quali (si dice 50 copie, ma probabilmente erano di più) erano in vinile rosso. La copertina è apribile con un libretto di 8 pagine incollato all'interno.

In questi giorni il suo prezzo di partenza su Ebay si aggira sui 5000 Euro per una copia con vinile rosso, mentre quelle in vinile nero costano poco meno. Considerato l’araba fenice da ogni collezionista italiano, questo vinile vede crescere il suo valore da oltre 10 anni a questa parte, passando dai 5 milioni del 1999 ai 5000 Euro attuali. Chi non dispone di tali cifre, ma vuole ugualmente accaparrarsi un oggetto di valore può ripiegare sulla ristampa in vinile del 1992 della Mellow Records (MMP 126) e quella del 1999 dell’Akarma (AK 1008), quest’ultima anche in vinile rosso e in versione picture disc (la prima serie in 250 copie numerate autografate da Crescentini). Le cifre oscillano fra i 100 e i 150 Euro, per una copia in buone condizioni. I collezionisti saranno felici di sapere che pare non esistono falsi o edizioni estere di quest’album. Data l’incredibile rarità di Dedicato a.., non esistono canali di acquisto privilegiati o negozi che ne hanno copie immediatamente a disposizione, pertanto rimandiamo ad Ebay come unica fonte di ricerca.

 

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Il sito e la collezione di automobili di latta di Leonardo Loffredi

 

LimaVorrei poter dire che tutto è iniziato quel giorno che sono entrato in una vecchia cartoleria rimasta ferma ai mitici anni Cinquanta invece non è andata così…..la mia passione per i giocattoli “poveri” in latta del primo dopo guerra è nata per caso frugando nel cassetto dei ricordi di un mio zio.

Fu in quel momento che mi accorsi che quelle piccole auto di latta dai colori vivi e sgargianti con le loro forme grossolane e le buffe faccine disegnate sui parabrezza avevano un qualcosa di speciale che i giocattoli della mia infanzia tra gli anni Settanta e Ottanta, ormai non possedevano più.

Per reperire pezzi da aggiungere alla mia collezione mi reco alle mostre specializzate di Cremona organizzata dal sig. Cavazzoni o quella di Novegro, ai mercatini dell’antiquariato alle aste online come ebay oppure agli scambi tra collezionisti.

LiquigasOrmai è diventato un evento rarissimo trovare in soffitta vecchi cimeli come quelli che tanto mi affascinano…..il periodo di massimo sviluppo di questi balocchi è stato la metà degli anni Cinquanta, fatto un breve calcolo hanno quasi 60 anni !!!

Le fabbriche Italiane più prestigiose furono la Ingap di Padova, la Marchesini di Bologna, la Siro Ferrari di Casalpusterlengo, la Centola di Roseto degli Abruzzi, e molte altre.

Come tutti i giocattoli anche quelli di latta si differenziano per varietà di dimensione e soggetto, ci sono le auto, le moto, gli uomini a cavallo, le giostre, gli aeroplani, i treni, i carri armati, i motoscafi, ecc… non potendo collezionare tutto, ho fattouna scelta e mi sono concentrato solo sulle auto e le moto italiane e tedesche che non superassero i 10-12 cm di lunghezza.

Emulsio Marga

Questo è stato un modo per contenere i prezzi (già abbastanza elevati ) e per ridurre lo spazio destinato ad esporre la collezione.

 

Da dieci anni a questa parte la mia collezione è aumentata e ho voluto condividerla con tutti facendo io stesso un sito internet raggiungibile all’indirizzo www.leotoys.net

Spero di aver illustrato anche se brevemente il mio hobby e se ci fossero persone interessate ad altre notizie più dettagliate non esitino a contattarmi. 

 

 

latta